Etica del Cavaliere Cristiano

Prefazione

“La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne […J, ma contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.
State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzaturci ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.
Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.”
(San Paolo agli Efesini VI, 12-17)
“Il cavaliere è un uomo scelto fra mille per il mestiere più nobile che ci sia .”
(Sant’Isidoro di Siviglia)

Uno degli effetti della “Rivoluzione”, cioè di quel processo di distruzione della Civiltà Cristiana, frutto della inculturazione della Fede in Occidente, magistralmente illustrato e sviluppato dal Prof. Plinio Correa de Oliveira nella sua maggiore opera dal titolo “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione” (1959) è il “Relativismo contemporaneo” che mira a smantellare e consiste nell’attaccare la dimensione morale dell’uomo e della, Civiltà, tant’è che il Papa emerito Benedetto XVI in molti dei suoi profetici pronunciamenti, l’ha definita quale “Dittatura”.
La dinamica storica di un tale processo di distruzione, secondo la lucida analisi dell’integrale Cattolico brasiliano, si articola in quattro fasi, che rispettivamente consistono, a partire dal Sec. XVI: primo nella Rivoluzione Protestante, atta a smantellare la dimensione religiosa dell’Uomo e della Civiltà Cristiana; secondo nella Rivoluzione Francese, che attacca la dimensione socio-politica; terzo nella Rivoluzione Comunista, che mina la dimensione politico-economica ed infine la quarta che consiste, essendo sotto gli occhi di tutti, nella Rivoluzione Culturale, la quale tocca l’apice con il Sessantotto francese inquinando tutto l’Occidente, e il cui frutto anestetico e anestetizzante consiste nella esecrabile “Dittatura del Relativismo” propagata ormai in ogni ambito e consorzio umano.
Alla descrizione essenziale del processo di “Rivoluzione” il Prof. Correa de Oliveira fa seguire l’esposizione di un altro processo, quello cioè della Contro-Rivoluzione, che risolutamente si oppone e coscientemente si applica ad una sostanziale rifondazione della “Civiltà Cristiana” che solo può attuarsi attraverso una energica e radicale “inversione di rotta”, nutrendo l’incrollabile certezza che giunge a noi dalle parole del Divin Redentore, oggi come allora al Pescatore di Galilea, allorché, rassicurandolo, gli disse: “non praevalebunt!”.
Sono questi i sentimenti che mi hanno spinto a rispondere formalmente all’invito del Carissimo Signor Generale Domenico Libertini, già mio Comandante di Reggimento CC-MSU nell’ormai lontana e indimenticabile Missione di Pace (2007) in Kosovo-Pristina e del Suo figliolo Rinaldo Davide, Autori della presente Opera dal titolo “Etica del Cavaliere Cristiano” che, ritengo si possa legittimamente definire quale il naturale proseguo di una precedente dal titolo: “Nobiltà e Cavalleria nella Tradizione e nel Diritto” ed. Soc. Coop. “GdO” 1999 Tivoli (Roma).
Leggevo quasi tutta d’un fiato la presente Opera, vedendovi non solo un puntuale saggio sulla storia della Cavalleria ma, proprio per via dei suoi traguardi metafisici, anche un trattato al quale andare per trovare il ristoro spirituale dovuto nell’ora presente.
Con la Rivoluzione è infatti venuta meno la società organica. Bastava andare in un piccolo borgo per accorgersi come tutto si tenesse insieme secondo un dettame trascendentale effettivamente percepito nella sua declinazione più naturale. Una società in cui la morte di una persona coinvolgeva emotivamente tutta la comunità. Sembrano passati secoli, eppure, la società italiana, unitamente a quella europea, fino a pochi decenni fa sembravano conservare ancora questi tratti.
L’individualismo esasperato, il consumismo, la perdita del senso religioso sono tutti fenomeni contemporanei di massa che hanno portato alla atomizzazione della società e alla perdita delle relazioni stabili, a partire da quelle coltivate in famiglia, quest’ultima cellula originaria della società e agenzia educativa imprescindibile per la formazione dei futuri uomini.
E’ in questo contesto che la figura del Cavaliere appare quanto mai necessaria e portatrice di un’etica compatibile con la salvezza dell’uomo secondo il progetto di Dio. Sappiamo però che la missione di riconversione delle genti non può tradursi in un movimento di massa. Come diceva Raimondo di Lullo, ampiamente citato dagli Autori, il lignaggio deve portare a coraggio. Quindi, per dirla con Isidoro di Siviglia: il cavaliere è un uomo “scelto fra mille per il mestiere più nobile che ci sia”. Ne deriva che la Cavalleria si alimenta della sua natura elitaria, anche se oggi non più legata solamente al concetto di un’aristocrazia intesa come ceto sociale.
Volendo approfondire questo aspetto, la Cavalleria sublima un significato morale essenziale: la dignità. Segnando il passaggio dallo ius humanum allo ius divinum – la Chiesa le attribuisce valore di sacramentale – la Cavalleria non si configura solo nella sua accezione di status, ma anche in quella di dimensione interiore in cui coltivare le virtù a compimento dell’onore del quale occorre rivestirsi.
A corredo, non sfugge alla riflessione il confine tra la Cavalleria e l’elemento religioso. E’ nelle Milizie Celesti che si riscontrano i precedenti della lotta militare tra il Bene e il Male. Non a caso gli Ordini Cavallereschi più prestigiosi sono dedicati a Cristo, alla SS. Vergine, agli Arcangeli e ai Martiri. Nella emulazione delle gesta divine il compito del Cavaliere si copre del significato di una missione volta non solo ad impedire il male, ma anche a restaurare la società secondo la concezione che Dio, e non l’uomo, è misura di tutte le cose.
A fortiori, con la presente Opera si aggiunge alla letteratura tradizionale
un ulteriore elemento di arricchimento e di consapevolezza degli strumenti necessari per comprendere la posizione in cui si trova l’uomo moderno nell’universo mondo storico-teologico.
L’eredità morale del Miles Christi, visibile ancora oggi a cominciare dal rito dell’adoubement, che si sostanzia vestendo una cocolla monastica o indossando un mantello che vengono benedetti da un ministro del culto, e sui quali è riproposta una Croce dalle sfumature più diverse secondo l’Ordine di appartenenza, costituisce un momento che postula il rinnovamento continuo della promessa che si è proferita durante l’investitura. Ne consegue il dovere, lungo tutta l’esistenza, di difendere la Civiltà Cristiana e quello di rispettare gli Statuti dell’Ordine del quale si è divenuti membri.
Pur consapevoli del carisma che ciascun Ordine incarna, elemento questo che distingue una Milizia da un’altra, il Cavaliere di oggi sarà legato a quello di ieri attraverso la viva testimonianza di Cristo e l’indicazione dei sani costumi. Se nel passato il ricorso alla guerra risultava a volte inevitabile, oggi la spada è sostituita aumentando le dosi dell’umiltà e della carità verso il prossimo. L’urgenza dei tempi ci induce ad abbandonare il torpore di un cristianesimo tiepido per entrare, per la porta stretta, alla via che conduce alla Patria Celeste.
Come Lazzaro venne fuori dalla morte terrena conoscendo l’amore e la potenza di Dio, in tal guisa, reduce della precedente morte, ogni Cavaliere si alza per andare all’incontro col Cristo Vivo, facendosi carico su questa Terra di ripristinare l’ordine perduto e le ragioni del diritto naturale.
La consapevolezza dello spirito della Cavalleria si sostanzia poi nella Militanza Cattolica, rispettosa della Tradizione e dell’ordine gerarchico, al cui vertice dimora Dio. Abbracciare questa logica comporta, oggi come ieri, il rifiuto di appartenere al mondo e di essere cattolico, più che per convenzione, per convinzione, operando ad maiorem Dei gloriam per ribadire la Regalità sociale di Cristo con gli strumenti della preghiera e, se necessario, sul terreno del combattimento.
Il Cavaliere di oggi non deve essere soltanto il custode della Tradizione
e il curatore delle liturgie esteriori, egli, invero, riflettendo le sofferenze di Cristo, dovrà elevarsi a presidio contro le ingiustizie e a difesa dei deboli, abbracciando i valori non negoziabili sui quali si è sommamente espresso Sua Santità Benedetto XVI. L’etica del Cavaliere non contempla la separazione modernista tra vita pubblica e privata, ma segue il principio della indivisibilità della persona umana, e la coerenza con la Fede professata, rappresenta uno degli assunti più importanti per qualunque Cavaliere.
E’ sulla eco di questo spirito che il mito del Cavaliere ha attraversato i secoli, giungendo alla modernità con l’affiato del Religioso e il temperamento del Milite. Rifuggendo dai sentimenti di vendetta e dal turbinio delle passioni, e lasciandosi in adorazione di Gesù Cristo, Re, Profeta e Sommo Sacerdote, il Cavaliere con la sua etica è ancora oggi una figura essenziale per l’edificazione dell’Impero Cristiano.

Don Andrea DI PAOLA
1 ° Cappellano Miliare Capo

  • Copertina rigida: 144 pagine
  • Editore: Michele Biallo Editore (Maggio 2018)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN: 978-88-905379-2-9
  • Prezzo: € 20,00
    • Avvertenza degli Autori
    • Prefazione
    • Introduzione
    • Capitolo I – Le radici della Cavalleria.
    • 1.1 11 contributo dei popoli delle steppe.
    • 1.2 La sacralità del ferro e della spada.
    • Capitolo II – Cavalieri e Cavalleria.
    • 2.1. Dai comitati germanici al cavaliere.
    • 2.2. La Cavalleria e l’opera della Chiesa.
    • 2.3. I Santi militari.
    • 2.4. Dalla cavalleria ordinaria a quella di merito.
    • 2.5. La posizione della Chiesa nei confronti del mestiere delle armi.
    • 2.6. Attuale atteggiamento della Santa Sede nei confronti della Cavalleria.
    • Capitolo III – I manuali cavallereschi.
    • 3.1 Libro della Cavalleria di Raimondo.
    • 3.2 Gli altri manuali cavallereschi.
    • Capitolo IV – L’investitura del Cavaliere.
    • 4.1 Evoluzione storica.
    • 4.2 La simbologia delle armi del cavaliere.
    • 4.3. Il Rituale di investitura cavalleresca nel diritto canonico.
    • Capitolo V – L’etica cavalleresca.
    • 5.1. Premessa.
    • 5.2. 11 decalogo del cavaliere.
    • 5.3. Il valore della tradizione.
    • 5.4. Criteri etici del lavoro.
    • Capitolo VI
    • Conclusioni
    • Bibliografia
    • Documenti
Domenico Libertini

Generale di Brigata dei Carabinieri nella riserva, avvocato del Foro di Roma, laureato in giurisprudenza ed in scienze della sicurezza interna ed esterna, è nato a Napoli il 7 ottobre 1954. Accademico delle Scienze della Repubblica di San Marino, ha pubblicato numerosi articoli a carattere tecnico giuridico ed è autore e coautore di numerosi libri fra i quali “Nobiltà e cavalleria nella tradizione e nel diritto” (1999), “Profili civilistici del diritto militare” (2005), “La funzione di polizia militare nell’ordinamento delle forze armate” (2006), “Il nuovo ruolo delle Forze armate” (2008), “Dagli antichi cavalieri agli attuali Ordini cavallereschi” (2009), “L’intelligente militare dopo la riforma del 2007” (2010) e “Discorso sul catasto onciario di Filetto in Abruzzo citeriore” (2011).

Rinaldo Davide Libertini

Laureato in giurisprudenza, è nato a Messina il 25 luglio 1986. Codificatore certificato Facial Action Coding System (metodo di riconoscimento delle espressioni facciali). Giornalista, Pubblicista e praticante Avvocato, collabora con alcune testate giornalistiche del litorale romano, cultore di storia, è alla sua prima fatica letteraria.